Mille anni disegnati

Byzanz & der Westen. 1000 vergessene Jahre (Bisanzio e l’Occidente. Mille anni dimenticati) è il titolo della mostra inaugurata il 16 marzo nel castello di Schallaburg, vicino a Melk, nel nord dell’Austria.



Schallaburg è anche il nome della società che gestisce la struttura per incarico del Bundesland Niederösterreich e che programma a cadenza annuale le mostre e gli eventi che si tengono lassù, in quella che pur chiamandosi Bassa Austria risulta essere, almeno al mio occhio, il nord della nazione.

Le mostre e gli eventi prodotti dalla Schallaburg Kulturbetriebsges godono dei cospicui investimenti statali in cultura. Tali eventi, per consolidata tradizione, tendono ad essere “inclusivi”, ovvero hanno un occhio di riguardo per il pubblico più giovane ed eventualmente meno esperto, al quale intendono rivolgersi con linguaggio semplice anche (soprattutto) nel caso di temi complessi come questo della storia dell’impero bizantino.


Da parte mia, malgrado l’idea stessa di mostra per famiglie mi faccia rizzare i peli sulla schiena, un po’ come “letteratura per ragazzi” e “linguaggio semplice”, ho aderito con entusiasmo al progetto, dietro invito e mediazione dello studio Gruppe Gut di Bolzano che si è aggiudicato la cura dell’allestimento. Ho lavorato giorno e notte, da ottobre a febbraio, senza fermarmi nemmeno a Natale o Capodanno. Ho letto, preso appunti e disegnato avvolto in un’aura di luce, ispiratissimo soprattutto dagli spassosi codici in greco medievale su pergamena che trovavo alle 3 e un quarto di notte su internet o sul voluminoso brief fornitomi dagli esperti austriaci.

C’è da dire che in questi disegni ogni cosa è illuminata dalla capace e paziente cura scientifica di Dominik Heher, giovane archeologo bizantinista che ha verificato la pertinenza di ogni singolo dettaglio delle mie composizioni.

L’incarico prevedeva la realizzazione di un bel numero di illustrazioni “non naturalistiche” sul tema, a supporto e integrazione dei testi curati dallo studio viennese Zunder Zwo che, nelle persone super competenti di Martina e Renate, mi diceva volta per volta cosa andava e cosa non andava bene.

La raffigurazione in formato gigante di undici città portuali del Mediterraneo, scelte fra quelle maggiormente interessate dall’influenza di Bisanzio, è stata piuttosto lunga e complicata: io stesso avevo proposto di rappresentarle molto liberamente per mezzo di un accumulo/stratificazione di simboli ed eventi storici. Occorreva dunque scegliere, elencare, studiare, disegnare e montare decine di fonti iconografiche – non sempre chiare e univoche, come succede nella materia storiografica – e accostarle senza soluzione di continuità a vedute e oggetti contemporanei, in uno scenario diacronico che non risultasse una brodaglia illeggibile.

Clicca sulle figure per vedere il totale.

Acri (Israele)

Alessandria (Egitto)

Cartagine (Tunisia)

Costantinopoli (Turchia)

Candia (Grecia)

Marsiglia (Francia)

Malvasia (Grecia)

Palermo

Roma

Venezia

Zara (Croazia)

Le undici città stampate su tela sono state disposte lungo il bellissimo portico cinquecentesco del castello.


All’interno del percorso le illustrazioni, o parti di esse in varie forme e montaggi, segnano le fasi più significative del rapporto fra Bisanzio e l’Occidente. L’esposizione segue un ordine cronologico, dal quinto al quindicesimo secolo.
In chiusura due sale sono dedicate alla proiezione e sonorizzazione delle mie città, animate in alcuni dettagli (navi che navigano, voli di uccelli ecc.).





Sotto la supervisione dello studio Zunder Zwo e del professor Heher ho illustrato anche un booklet di 32 pagine che racconta al pubblico più giovane i mille anni di storia con l’ausilio di giochi, disegni da fare e domande a cui rispondere mentre si segue il percorso della mostra.
La grafica è dei ragazzi di Gruppe Gut.




I visitatori possono ricostruire la sequenza di alcuni eventi cruciali anche giocando a un game che è stato progettato e realizzato dal professor Heher con lo studio Clever Contents di Vienna.



 
Alla realizzazione della mostra Byzanz & der Westen, durata circa un anno e mezzo per 8 mesi di apertura, ha lavorato uno staff di 40 persone fra curatori scientifici, art directors, grafici, architetti, redattori, amministratori ecc. L’età media è (direi, a occhio) sotto i 40 anni, con una decisa prevalenza di donne nei ruoli di maggiore responsabilità (cosa vuol dire questo? Non lo so, ma è così).

In Austria fa freddo, è tutto grigio, non si capisce niente di quello che dicono, le strade sono troppo pulite, il vento soffia forte verso destra e il caffè è un insulto. In più viaggiare è un’attività sopravvalutata, gli aeroporti sono tutti uguali così come le stazioni, i bar e la gente con valige al seguito. Non si scopre niente, non si impara niente, non si conosce nessuno. La digitalizzazione online di biglietti, scontrini, orari, segnaletiche e persino sguardi non aiuta. Tutt’altro. È solo una gran rottura di coglioni.
Non ci volevo andare, in Austria. Chissà che palle. Qua è primavera e c’è da fare in campagna.

Invece è stato bello, interessante, gratificante e a tratti stupefacente. Ho conosciuto molte persone che mi hanno trattato come fossi davvero quello che in realtà ho poi scoperto di essere, almeno ai loro occhi. Cioè il misterioso illustratore che dalla sua isola ha fornito un punto di vista mediterraneo a una mostra che parla di quello, ma è stata pensata e fatta lontano dal mare.

La lunga e fascinosa teoria di codici pergamenacei, oggetti preziosi e icone dorate che si snoda per le sale del castello di Schallaburg è nient’altro che uno specchio della volontà, della necessità di raccontare il perenne viaggiare, spostarsi, conoscere, scontrarsi, abbracciare, riconoscere, mistificare, millantare, imbrogliare, vendere, comprare, regalare, morire e rinascere che si perpetua su quella gigantesca strada blu che ho qui a due passi, mentre scrivo (anche se non la vedo, amici austriaci, perché c’è il monte Bardia di mezzo e poi – volevo dirvelo ma mi vergognavo – sono un illustratore di montagna che di mare non ne sa poi molto).

Segue un elenco di nomi a cui va la mia amicizia e riconoscenza.

Judit Zeller, la magnifica responsabile generale che non lo sa, ma mi ha aiutato molto spedendo via mail al momento giusto parole lusinghiere sul lavoro, quando il lavoro lo stavo ancora facendo e c’era ben poco da lusingare.

Dominik Heher, uno dei due curatori scientifici (l’altro è il professor Falko Daim, storico medievista di fama), che ha risposto con pazienza e precisione alle mie domande più stupide (sui vestiti dei soldati bizantini, sulle misteriose iscrizioni delle monete di Cartagine ecc.), il tutto in un italiano impeccabile.

Martina Affenzeller e Renate Woditschka, che con Konrad Zirm guidano lo studio Zunder Zwo e hanno guidato me per le acque perigliose di questa avventura, indicandomi la rotta e mostrando grande rispetto per il mio lavoro (e i miei tempi) mentre fingevano di capire cosa dicevo, quando gli parlavo in un inglese fatto in casa.

Kurt Farasin, art director supremo di Schallaburg, che mi ha scarrozzato per una settimana intera su e giù per il Wachau, dentro l’Abbazia di Melk, nei meandri di Schallaburg, lungo il Danubio e nei boschi adiacenti raccontandomi tutto, ma proprio tutto*, della storia, dell’arte, della gente, del lavoro e del paesaggio.

Uli Prugger, gentile e sempre disponibile progettista/art director di Gruppe Gut, col quale ho potuto parlare di ogni cosa nei momenti difficili: dei dubbi, delle difficoltà e anche del disegno a mano libera. Uli e Monica sono stati inoltre la compagnia ideale per una gita nel Wachau ricca di sorprese, meraviglia e temperature polari.

Alfonso Demetz, l’altra metà di Gruppe Gut, che mi ha gentilmente evitato un paio di figurine alla presentazione della mostra, accompagnandomi sul palco per qualche selfie davanti alla mia Costantinopoli.

I ragazzi di Gruppe Gut, in particolare Daniela che ha fatto un eccellente lavoro con l’impaginazione del catalogo, e Werner che ha fatto da traduttore per una memorabile sessione di disegno tenutasi nei locali della biglietteria di Schallaburg.

Infine Friederike Nesweda, la timida e brava ceramista della cripta di Schallaburg, che mi ha accolto a casa sua per un provvidenziale tè, versato nelle tazze celesti che poi mi ha regalato. Ed è stato un bel regalo anche poter disegnare due pescetti su una tavola di argilla che aspetto di vedere cotta a puntino.

Vielen Dank! Bis bald!

(*) In ordine sparso, ho appreso di asini di terracotta con morale ancestrale (Schallaburg, le formelle), di giardini storici e giardinieri altrettanto storici (Schloss Hof e l’esperto da Toronto), di monaci morti e abati vivissimi (l’Abbazia di Melk e Norah), di sit-in antinucleari con lieto fine (Brigitte e la centrale), di spedizioni etologico/romantiche in Sardegna (Kurt, Brigitte e la gallina prataiola), di vigneti modernissimi proprio perché antichissimi (il Wachau e il Riesling), di veneri callipigie, sia preistoriche (Willendorf) che contemporanee, di zuppe d’aglio selvatico con uovo di quaglia e di inconoscibili enormi pesci con barbigli del Danubio (Weissenkirchen e il ristorante Slowfood), di comparti museali all’avanguardia (Krems e Gottfried), di esondazioni per niente dannose (il Danubio e il Löss), di disegnatori satirici geniali e maledetti (Manfred Deix, i gatti e gli acquerelli), di nuove mostre sul lavoro manuale (Der Hände Werk e Richard Sennett), di fantastiche imprese archeo-musicologiche (Susanne e l’organo a canne), di tartarughe timide, cervi nobili, gufi piccolissimi, lepri occasionali. E ancora di farnie, carpini, cedri, olmi, tigli e cure boschive.

Arrivano i festival /1

Il Festival L’isola delle storie di Gavoi quest’anno vedrà i suoi vessilli cosparsi di vaghe sagome antropomorfe, zoomorfe e fitomorfe, con qualche elemento d’arredo.


L’elenco completo comprende:
5 lettori maschi in pose le più varie, uno con cappello;
5 lettrici femmine, una va di fretta, le altre assorte;
4 umani di sesso indefinibile, o qualcosa del genere;
2 bambini, entrambi di corsa ma lei sembra contenta, lui meno;
3 uccelli: uno in volo, uno su imbarcazione di fortuna, l’altro legge;
5 vegetali non edibili;
2 gatti di cui uno fuori forma;
un toro qualsiasi;
una martora lunga con il complesso della donnola;
un coniglio non Bianco;
una pecora (ma solo perché l’ha chiesta Maria Carmen);
un canide in piedi con libro di London, aperto;
un pesce di vario tipo;
un cetaceo che legge Melville*;
un gallo privo di spessore;
un centauro abbastanza flessibile;
una maschera sinistra, in basso a destra;
una sedia per sedersi, ma c’è il libro sopra;
una lampada per leggere al buio;
un caffè, ci vuole;
un vaso vuoto;
una corona inservibile;
un giovane eptapode, di profilo.
E poi sì, anche uno scoglio, un martello, un cappello e un’automobile che viaggia verso il sole con un’unica, piccola nuvoletta per un totale di 48 vaghe sagome in grigio-azzurro e libri rossi, su fondo bianco.

(*) Forse Moby Dick, forse nella nuova discussa traduzione, forse comprata a Sassari da Emiliano Longobardi, ma non si vede bene.


Come da tradizione, l’eccellente progetto grafico è di Sabina Era.

Arrivano i festival /2

Il Poesiafestival di Modena (e dintorni) quest’anno porterà alti sulle sue insegne strani animaletti ricoperti e circondati da scritte tipografiche inintelliggibili.





Sono molto grato al Poesiafestival di avermi scelto ancora, per il secondo anno consecutivo, e di aver accettato questa soluzione – non so se azzeccata, ma certamente non scontata – per la sua immagine istituzionale e promozionale, curata dallo studio Tracce e supervisionata dallo spietato art director Francesco Morandi.

Le illustrazioni digitali, in questo caso, sono un’elaborazione ad hoc di disegni realizzati a inchiostro e collage in anni lontanissimi, anni che mi vedevano disegnare su un tavolo della campagna marchigiana per il puro piacere di farlo, lontano dall’isola, senza assilli lavorativi e con ancora qualche capello in testa.

Cliccando sulle foto qua sotto si può sfogliare il libretto e vedere i disegnini:


Arrivano i festival /3

Un caffè ad Armungia, sedicente Festival dei piccoli paesi, il 23 giugno isserà sul nuraghe, per la prima volta, la bandiera de su priali antigu, il motivo tradizionale della tessitura armungese.

Cliccando sul poster qua sopra, si può consultare il programma del primo Festival dei piccoli paesi (io lo avrei chiamato piuttosto Festival dei paesi piccoli, ma non ho voce in capitolo).

A promuovere discussione e sperimentazione su “una nuova coscienza di luogo” c’è la meritoria associazione Casa Lussu, con tutto quel che comporta in termini di peso storico, simbolico e affettivo per noi sardi pelosi di montagna.

Un caffè ad Armungia, oltre a ospitare Giacomo Casti, Arrogalla e persino Chiara Effe, può rivendicare a pieno titolo di essere l’unico festival al mondo che ha pagato il progetto della sua immagine grafica in beni primari e non in vile danaro via bonifico.

Il suggello dell’accordo, previa adeguata contrattazione, è avvenuto con stretta di mano fra i contraenti e ha visto la consegna brevi manu, a saldo, di:
n.1 asinello di un anno (e suoi documenti di viaggio recanti il nome Federico);
n.1 vasca in cemento per lavare (usata, condizioni discrete);
n. 1 tappeto di m 1,50 x 0,80 (tessuto a mano in lino grezzo e lana di pecora);
n. 2 pani tipo civraxiu, di giornata;
n. 1 formaggio di capra in via di marcescenza.

E scusate se è poco.
Nella foto, un momento dello scambio.

2017: il calendario per Internazionale

Avevo carta bianca, come si dice. Ero eccitato e contento. Dodici illustrazioni per dodici mesi, che ci vuole.

Ma ho avuto la bella pensata di mettermi alla prova con soggetti rognosissimi: architetture, paesaggi, prospettive, cieli (nuvole!), acqua (riflessi!), aria ecc., tutta roba che odio disegnare proprio perchè di solito mi viene malino. L’idea però sembrava buona: dodici luoghi segnati, nel bene e nel male, da architetture più o meno famose, più o meno belle.

Come tema per il calendario di Internazionale è una paraculata abbastanza ruffiana, diciamolo. Ma al fondo la motivazione era ed è sincera: voglio bene al giornale che da anni mi ospita sulle sue pagine e senza il quale non farei questo lavoro. Inoltre i luoghi, le storie che generano, mi hanno sempre interessato, anche se non amo viaggiare. Non sono stato in nessuno dei posti che ho rappresentato (tranne uno, quello più vicino), per dire.


Con questi disegni volevo dire qualcosa di importante che fosse all’altezza del buon nome della testata. Peccato che non ricordi qual era, questa cosa importante.

A un certo punto, vinto dall’ansia di strafare, sono andato in bomba.

Per qualche motivo mi ero fissato su due modelli di illustrazione ben al di sopra dalla mia portata: Maxfield Parrish (luci, atmosfere) e N.C. Wyeth (disegno, colori). Ho provato con tutte le forze a riprodurre quelle alchimie sui miei soggetti, ma non è andata bene. Succede.

Qua sotto, tre delle tante illustrazioni scartate.



Per fortuna Giovanni De Mauro, il direttore, che sa di cosa parla quando giudica un’illustrazione, mi ha assistito in una faticosissima selezione/revisione e alla fine il calendario è andato in stampa. Senza i suoi preziosi suggerimenti sarei ancora qui a gingillarmi con sfumatini, colonnati e chiappe al vento.

Comunque è andata. Domani sarà  in edicola. Gli amici di Internazionale sono contenti (credo, spero, mi sembra) e questa è l’unica cosa che conta. Spero tanto che lo siano anche i lettori.

Io, per un po’, tornerò alla zappa nella mia amata campagna che a volte, giuro, sembra proprio disegnata da Parrish.

Letture:
Giancarlo De Carlo, L’architettura della partecipazione, Quodlibet 2013;
Giancarlo De Carlo, Nelle città del mondo, Marsilio 2002;
Franco La Cecla, Contro l’architettura, Bollati Boringhieri 2008;
Michela Murgia, Futuro interiore, Einaudi 2016;
Richard Sennett, L’uomo artigiano, Feltrinelli 2014.

Poesia e dintorni (di Modena)

Diffusa in nove comuni del modenese, in questi giorni si tiene la dodicesima edizione del Poesia Festival.
Poeti famosissimi, e anche giovani esordienti, recitano, declamano, compongono e discutono la Poesia per quattro giorni davanti a un folto pubblico attento, appassionato e competente. Dev’essere bello, esserci.

L’agenzia Tracce di Modena, che cura l’immagine della rassegna, mi ha commissionato qualche illustrazione da accostare al bel logotipo, composto in Big Caslon.

Ecco cosa è venuto fuori (clicca per ingrandire):

Con questa immagine, oltre alla consueta pubblicistica a stampa e sul web, sono stati prodotti anche svariati poeticissimi gadgets.

I guazzabugli tipografici con cui i quattro personaggi delle illustrazioni sembrano interagire sono alcuni miei vecchi, vecchissimi, collage presi da alcuni miei vecchi, vecchissimi, quaderni costruiti con carta trovata in giro, su cui incollavo pezzi di testo ritagliati dai giornali, cercando composizioni in cui le scritte, pur rimanendo riconoscibili come tali, risultassero illeggibili.
Su una delle copertine c’è scritto “novembre 92”.






Ma la mia prima proposta per le illustrazioni del Poesia Festival è stata un’altra. Meno didascalica, forse. I personaggi non erano così preminenti e anziché relazionarsi a quella strana specie di poesie concrete, guardavano o si tenevano in equilibrio su giganteschi sassi.

I sassi mi piacciono. Mi verrebbe da dire che, per chi sa leggerla, su ogni sasso c’e scritta tantissima poesia, molta più di quanto un singolo cervello possa reggere. È la poesia senza poeti, quindi al suo meglio.
Ma siccome di poesia non ne so molto, essendo un fruitore occasionale e abbastanza distratto di letteratura in versi, direi che questa dei sassi è una cazzata e il festival di Modena ha fatto bene a scegliere l’altra versione delle illustrazioni.

Qui c’è il programma del Poesia Festival.

Ringrazio l’art director Francesco Morandi (Tracce) per l’aiuto e i preziosi suggerimenti.

 

Stampe³

È passato qualche mese (era marzo) dall’annuale edizione di Arte³ (arte al cubo), e nel frattempo sono successe molte cose, belle e anche meno belle, ma niente è riuscito a intaccare l’energia e l’entusiasmo delle ragazze e dei ragazzi della Consulta Giovani di Palmas Arborea,

che anche quest’anno mi hanno voluto affidare la grafica del loro bellissimo festival:

Per sostenere il prezioso lavoro della Consulta, i ragazzi hanno messo in vendita una serie di 30 (trenta) stampe della mia illustrazione, numerate e firmate:

Qualche stampa è ancora disponibile, per chi vuole acquistarla e dare una mano al gruppo di giovani più bello, combattivo, inventivo nonché improbabile che -personalmente- abbia mai conosciuto.

Contattateli via facebook o via mail: laconsultagiovanile@yahoo.it.
Grazie!

Festival Isola delle storie 2016

Per il terzo anno consecutivo Sabina Era ha realizzato
l’immagine per il Festival Isola delle storie che si tiene a Gavoi (Nu)
e come l’anno scorso, di concerto con l’associazione che gestisce
il festival, mi ha chiesto qualche disegno a tema.

Sabina, senza dubbio la grafica più brava e preparata sull’isola,
come sempre ha fatto il grosso del lavoro occupandosi della polpa,
come sempre ai massimi livelli, e come sempre ha preferito tenersi
in disparte, lasciando che i complimenti li facessero tutti a me
per i disegnini.

La verità è che questi disegni, belli o brutti che siano,
trattati e impaginati come sa fare lei, risultano essere
“elegantissimi e raffinati”. Ma con quasi 30 anni di professione
alle spalle posso dire a buon titolo che senza Sabina non sarebbe
stata per niente la stessa cosa. Quindi grazie Sabi.

Altro che Storie

“Sto scappando da un po’”.
È l’incipit di un racconto della scrittrice Hiromi Kawakami, tradotto da Laura Testaverde per Internazionale, che lo ha pubblicato nel numero monotematico Storie del dicembre 2015, tutto dedicato alla letteratura giapponese.

“Non sono sola: siamo in due”.

“Una volta ci è capitato di parlare dell’idea di morire”.

I racconti del numero natalizio della rivista, selezionati da un curatore (per il Giappone è stato Motoyuki Shibata), sono di solito illustrati dal meglio degli illustratori italiani*. Quest’anno invece hanno chiamato anche me.

“Fino a quando fuggiremo, Mōri?”.

Da lettore, non posso dire di aver apprezzato il racconto. Anzi, la verità è che non l’ho capito (questa cosa dice molto del lettore che sono e quasi niente dell’autrice, sicuramente una bomba). Forse, semplicemente, non è la mia cup of tea, come si dice (o la mia botte di cannonau, o insomma ci siamo capiti).

“Chissà se in cambio di questi cespi di komatsuna ci daranno da dormire”.

Chissà se Giulia Zoli (grazie Giulia!), la redattrice che mi ha chiamato, gentilissima e supercompetente come tutti gli amici di Internazionale, ci ha pensato, al fatto che il titolo del racconto potesse risultare allusivo per un illustratore isolano.

E comunque sono stato felice, direi anzi onorato, di vedere il mio lavoro pubblicato accanto a quello di ben più illustri colleghi (l’elenco qua sotto parla da solo), fra l’altro su un numero speciale della rivista che amo e che, evidentemente, un po’ mi ama anche lei.

“Ti penti di essere venuta con me?”.

(*) Lorenzo Mattotti, copertina Storie;
Gabriella Giandelli, Gita al parco;
Manuele Fior, Domenica dove?;
Franco Matticchio, Zombi;
Stefano Ricci, In cinque versi;
Gipi, La foresta sul fiume;
Francesca Ghermandi, Progresso sociale;
Emiliano Ponzi, Il ladro di occhiali;
Ale&Ale, I due mostri.
In allegato, il calendario 2016
illustrato da Chiara Dattola.

Cinema, cinema e cinema

Cinema a Cremona
Tapirulan, benemerita associazione di Cremona che si occupa di illustrazione e dintorni pubblicando libri, organizzando eventi e promuovendo autori, mi ha invitato a partecipare alla mostra intitolata 33T d’autore: i manifesti dei film di Ugo Tognazzi (se uscissero oggi).

Nell’ambito della rassegna Cremona per Ugo, che celebra il venticinquennale della scomparsa del grande attore, gloria cittadina e nazionale, Tapirulan “ha chiesto ad alcuni tra i più interessanti illustratori e grafici italiani” di rifare i manifesti di trentatrè dei film interpretati da Tognazzi.

A me, nonostante avessi chiesto La vita agra di Lizzani, è stato assegnato In nome del popolo italiano di Dino Risi.

Come si può vedere la lista dei partecipanti annovera gente bravissima e famosissima, più il sottoscritto.
Ringrazio Fabio e l’associazione per avermi invitato. La mostra sarà visitabile fino a gennaio.

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5 pezzi facili

Il laboratorio Raku Ceramiche artistiche di Cagliari mi ha chiesto
di fare qualche disegno a tema libero sui piatti che saranno messi
in vendita alla Festa della Ceramica 2015 (Giardini pubblici di Cagliari,
a ottobre; le date sono ancora da fissare).

Non avevo mai disegnato direttamente sulla ceramica ma Tore e Cristina
sono stati così gentili da spiegarmi con pazienza come si fa.

Ecco i cinque piatti che ho decorato (fotografati
da Mariantonietta Monne, mia nipote, sul selciato davanti all’ingresso
del laboratorio, prima della cottura; clicca per ingrandire):

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Stupore a Park Avenue

Mariano Tomatis, instancabile wonder injector, scrittore e rigoroso storico della magia, nonché preclaro mago del popolo in performances ad alto contenuto di intelligenza, mi ha commissionato un’illustrazione per il manifesto della conferenza che ha tenuto venerdì 13 marzo a New York.

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Com-me-dia. a Cagliari · Com-me-dia.

Fra il 2009 e il 2010 ho realizzato più di trecento illustrazioni per un’edizione della Commedia di Dante Alighieri edita da Zanichelli e curata da Riccardo Bruscagli e Gloria Giudizi.
Between 2009 and 2010 I’ve made more than 300 illustrations for an edition of the immortal Dante Alighieri’s Commedia, published by Zanichelli under the supervision of Riccardo Bruscagli and Gloria Giudizi.

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Segni di un altro genere

Sabato 23 novembre a Bologna, nella Sala Ercole di Palazzo d’Accursio si inaugura la mostra Segni di un altro genere. Quando l’illustrazione parla di violenza sulle donne, organizzata e promossa dalla Casa delle donne di Bologna.
Questo è il mio contributo:
Saturday, November 23th, at Sala Ercole of Palazzo d’Accursio (Bologna) will be presented the exhibition “Segni di un altro genere. Quando l’illustrazione parla di violenza sulle donne”, promoted from the organization Casa delle donne of Bologna.
This is my take on it:

Segni di un altro genere. Quando l'illustrazione parla di violenza sulle donne
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