2017: il calendario per Internazionale

Avevo carta bianca, come si dice. Ero eccitato e contento. Dodici illustrazioni per dodici mesi, che ci vuole.

Ma ho avuto la bella pensata di mettermi alla prova con soggetti rognosissimi: architetture, paesaggi, prospettive, cieli (nuvole!), acqua (riflessi!), aria ecc., tutta roba che odio disegnare proprio perch├Ę di solito mi viene malino. L’idea per├▓ sembrava buona: dodici luoghi segnati, nel bene e nel male, da architetture pi├╣ o meno famose, pi├╣ o meno belle.

Come tema per il calendario di Internazionale ├Ę una paraculata abbastanza ruffiana, diciamolo. Ma al fondo la motivazione era ed ├Ę sincera: voglio bene al giornale che da anni mi ospita sulle sue pagine e senza il quale non farei questo lavoro. Inoltre i luoghi, le storie che generano, mi hanno sempre interessato, anche se non amo viaggiare. Non sono stato in nessuno dei posti che ho rappresentato (tranne uno, quello pi├╣ vicino), per dire.


Con questi disegni volevo dire qualcosa di importante che fosse all’altezza del buon nome della testata. Peccato che non ricordi qual era, questa cosa importante.

A un certo punto, vinto dall’ansia di strafare, sono andato in bomba.

Per qualche motivo mi ero fissato su due modelli di illustrazione ben al di sopra dalla mia portata: Maxfield Parrish (luci, atmosfere) e N.C. Wyeth (disegno, colori). Ho provato con tutte le forze a riprodurre quelle alchimie sui miei soggetti, ma non ├Ę andata bene. Succede.

Qua sotto, tre delle tante illustrazioni scartate.



Per fortuna Giovanni De Mauro, il direttore, che sa di cosa parla quando giudica un’illustrazione, mi ha assistito in una faticosissima selezione/revisione e alla fine il calendario ├Ę andato in stampa. Senza i suoi preziosi suggerimenti sarei ancora qui a gingillarmi con sfumatini, colonnati e chiappe al vento.

Comunque ├Ę andata. Domani sar├á┬á in edicola. Gli amici di Internazionale sono contenti (credo, spero, mi sembra) e questa ├Ę l’unica cosa che conta. Spero tanto che lo siano anche i lettori.

Io, per un po’, torner├▓ alla zappa nella mia amata campagna che a volte, giuro, sembra proprio disegnata da Parrish.

Letture:
Giancarlo De Carlo, L’architettura della partecipazione, Quodlibet 2013;
Giancarlo De Carlo, Nelle città del mondo, Marsilio 2002;
Franco La Cecla, Contro l’architettura, Bollati Boringhieri 2008;
Michela Murgia, Futuro interiore, Einaudi 2016;
Richard Sennett, L’uomo artigiano, Feltrinelli 2014.